SEGNI E COLORI
L’autore
Cesare Baldassin
Nasce a Conegliano il 18 ottobre 1943.
Risiede e lavora a Cordignano (TV), in Via Carducci, 2
Da oltre 30 anni si dedica alla pittura, partecipando, per
invito, a rassegne regionali e nazionali, nelle quali ha riportato
premi e segnalazioni di notevole rilievo.
E’ anche incisore e, come tale, fa parte del gruppo degli Incisori
veneto-friulani, presenziando attivamente a tutte le sue
importanti manifestazioni. Fa anche parte dell’Associazione
culturale “Per inciso” che ha sede a Vittorio Veneto.
L’inizio della sua attività incisoria, che si è intensificata negli
ultimi anni, risale a circa 30 anni fa.
Nelle numerose mostre personali e collettive, tenute in
gallerie italiane, ha raccolto molti consensi ed elogi da critici
qualificati. Sue opere sono presenti in importanti collezioni
pubbliche e private.
Da 30 anni dirige corsi di incisione a Cordenons, Sacile
e Pordenone.
Collabora attivamente con scuole ed enti
pubblici in dimostrazioni teoriche e pratiche delle tecniche
incisorie e di stampa.
L’opera
Per chi conosce Cesare Baldassin come incisore, ritrovarlo come pittore significa non vedere più paesaggi, nature e persone dalle belle forme e dalle perfette proporzioni. Si tratta,
infatti di immergersi in un nuovo incantesimo visivo tutto da interpretare, di lasciarsi andare
nella contemplazione interiore di segni e colori o più semplicemente di abbandonarsi al
solo impatto emotivo.
Pochi artisti hanno la stessa forza espressiva quando trattano tecniche diverse.
Ciascuno, infatti, privilegia un linguaggio o si dedica ad una materia, proprio perchè attraverso questa scelta riesce a dare visibilità al suo sentire. Cesare Baldassin non è tra questi. Trova
nella differenza nuovi stimoli per esprimere, secondo punti di vista diversi, la sua visione del
mondo e il suo sentire poetico.
Quando si dedica all’incisione riesce a descrivere l’ambiente
friulano tradizionale grazie al disegno preciso, ricco di frammenti preziosi che danno agli
spazi della campagna e ai vecchi edifici costruiti in pietra, una possibilità inedita di vivere
nel silenzio.
Ogni segno è meditato perché dalla composizione delle masse e dei vuoti si possano percepire le atmosfere del tempo andato, le attese, i ritmi comuni di uomini e donne a contatto
con una natura esigente e materna contemporaneamente.
Questa natura dà i suoi frutti solo a fronte di un costante lavoro, di una dedizione cieca e
pronta a tutto. L’artista dimostra di conoscere bene il ritmo di questa vita nei suoi dettagli
minimi: lo si nota dai ritratti dei bambini accoccolati ad ascoltare storie nelle stalle; si rivela
nella presenza delle donne che al lavatoio si raccontano il quotidiano, timorose dell’inatteso.
Anche gli animali hanno un peso importante nell’economia domestica. L’artista li pone in
evidenzia secondo piani di lettura originali, con tagli visivi dal basso verso l’alto, come se il
suo sguardo fosse ancora bambino, stupito davanti a tanta forza e grandezza.
Ecco emergere i cavalli in corsa o i buoi in riposo, ... ecco la linea incidere la lastra per sottolineare
l’originalità di certi becchi degli uccelli, dai piumaggi rari e dagli artigli minacciosi.
Tutto va letto perché tutto ha un senso ulteriore che si fonda sull’armonia e la bellezza.
Esse non vengono meno quando è il colore degli acrilici a ritrarre luoghi più contempora nei, percorsi dal tempo e dal divenire.
Le quattro stagioni sono un pretesto per illustrare
una nuova realtà data da colori diversi. Le forme dialogano per contrasto o per similitudine,
offrendo sempre soluzioni interessanti, rese ancora più luminose da ombreggiature lucide,
sensibili alle luci del giorno e della notte.
Grafismi e interventi di parole straniere traducono la cronaca delle comunicazioni multimediali e offrono spunti ulteriori per una interpretazione del paesaggio urbano, dato per
accenni e allusioni.
Ma il senso non si arrende mai del tutto alla ragione, l’informale non
abbandona totalmente il realismo. Ovunque la visione delle architetture simboliche, date
per sovrapposizioni e sottrazione di pesi, riconduce al presente e dimostra che Cesare
Baldassin sa interpretare l’oggi colorato e mobile, tanto quanto il passato monocolore
appena trascorso. |